In queste settimane abbiamo proposto emendamenti per cambiare una riforma sbagliata. Come abbiamo sempre detto, sia in commissione che in Aula, non siamo contrari al principio del referendum propositivo, ma questa proposta di 5Stelle e Lega non vuole migliorare il lavoro del Parlamento: punta a scavalcarlo, a rendere il suo lavoro più complicato fino a bloccarlo. Rischia di distruggere la democrazia rappresentativa e questo non possiamo permetterlo. Si è voluto addirittura prevedere la possibilità di inserire nuove fattispecie penali attraverso il referendum, con tutti i rischi facilmente prevedibili. È folle.

Per il bene del Paese e delle istituzioni abbiamo confermato di essere sempre pronti al confronto nel merito, ma questa riforma è sbagliata e per questo abbiamo votato NO, nonostante in parlamento abbiamo provato a ridurre il danno, cercando di reintrodurre le caratteristiche che rendessero lo strumento compatibile con la democrazia rappresentativa.

Quali sono le modifiche intervenute durante il passaggio d’aula in prima lettura rispetto alla versione iniziale del testo? Li sintetizza così su “Il Foglio” il collega Stefano Ceccanti, relatore di minoranza del provvedimento.

«E’ rimasto un sostanziale automatismo tra proposta presentata e voto degli elettori (esso ora salta solo per modifiche meramente formali); è stato inserito un filtro importante di controllo preventivo di costituzionalità che impedisce di portare al voto varie questioni che urterebbero con vari principi presenti nella prima ma anche nella seconda parte della Costituzione (compresi i vincoli europei e internazionali e il giusto processo), ma purtroppo è rimasta referendabile sia la materia penale sia quella delle leggi di spesa per cui varie iniziative demagogiche purché non anticostituzionali potrebbero effettivamente arrivare al voto; è stato inserito un serio quorum approvativo, per il quale i Sì oltre a battere i No devono essere almeno pari a un quarto degli elettori. Per capire bene l’importanza di quest’ultimo basti pensare che, con la vigente legge Rosato, alle elezioni si può prendere una maggioranza assoluta in seggi in entrambe le Camere segnando l’indirizzo dell’intera legislatura con meno del 30% degli elettori: se ad esempio partecipa il 70% degli elettori un 40% dei voti validi ben distribuiti (ossia un 28% degli elettori) può arrivare a tale esito. Per la gran parte di coloro che hanno partecipato alla riduzione del danno in questa prima lettura (Pd, Radicali), essa è stata comunque insufficiente per cui il voto è stato No»

 

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