L’Intesa tra Regioni e Governo sul piano nazionale per la riduzione delle liste d’attesa per il triennio 2019-2021 contiene alcuni elementi positivi e di continuità con i piani regionali precedenti, ma da qui ai toni trionfalistici e definitivi della ministra Grillo ce ne passa. L’intesa è un passo in avanti, si pongono le basi per iniziare per avere piani regionali uniformi, ma ha il grave difetto di tentare di gestire gli effetti senza eliminare le cause strutturali della questione, ovvero lo sblocco della spesa per il personale specialistico. Il vero nodo rimane, insomma, intatto. Se il governo non avesse fatto la scelta imprudente e dannosa di non affrontare lo sblocco del tetto della spesa nella legge di Bilancio, bocciando tutti gli emendamenti del Pd, ora la situazione sarebbe ben diversa. Il combinato disposto del piano e delle risorse necessarie per realizzarlo avrebbe davvero portato a una soluzione definitiva. Ma in questo modo l’asse principale del problema, quello del personale, rimane irrisolto. Siamo dunque di fronte a un piano monco, perché rimane sprovvisto della gamba principale necessaria per tenerlo in piedi.

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