Perché il Partito Democratico, al termine della votazione del Decreto Sicurezza ha indossato delle maschere bianche? Perchè il principale effetto del decreto voluto e imposto da Matteo Salvini sarà la creazione di 100 mila nuovi “invisibili”, uomini senza volto, senza diritti, senza doveri, senza futuro, stranieri irregolari che questo provvedimento esclude da un percorso di integrazione vera.

Ecco l’intervento che avrei pronunciato in Aula nei giorni scorsi, se ce ne fosse stata la possibilità! Con la fiduccia, invece, il dibattito non si è potuto tenere.

«Sig. Presidente, Governo on. Colleghi, Cari lettori e Lettrici,
l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite ancora una volta evidenzia come il tema dei rifugiati è di rilevanza globale e riguarda tutti i Paesi. Una gestione del fenomeno, consona al diritto internazionale, non è solo giusta ma è nell’interesse degli Stati. Avete molti fallimenti sulle vostre spalle: da ultimo la Conferenza sulla Libia e l’isolamento dell’Italia in Europa. Anche il Gruppo di Viseàd ha preso le distanze.

Le modifiche al Trattato di Dublino un altro nulla di fatto che hanno accompagnato Orban nella sua passerella Milanese a beneficio dell’immagine dell’intransigente del Ministro dell’Interno Salvini. Peccato che quegli stessi Paesi, tanto osannati da Salvini, hanno chiuso ogni spazio di trattativa macchiando quel difficile lavoro di credibilità dell’Italia costruito pazientemente e faticosamente, negli anni precedenti.

Con il voto di fiducia oggi state offendendo il Parlamento e offrendo un salvagente a quei “riottosi”, ai cosiddetti frontisti pentastellati che faranno pace con la loro coscienza, con un “vorrei ma non posso”.
Perché c’è un “contratto e noi siamo leali”: con una motivazione meschina state rinnegando voti, scelte, dichiarazioni fatte quando il contratto non c’era e quindi eravate liberi di poter agire secondo il principi Costituzionali di chi rappresenta la nazione senza vincolo di mandato.
State sconfessando il lavoro egregio ed apprezzato anche da voi durante la commissione di inchiesta sui centri di accoglienza. State smentendo quello che avete votato nelle relazioni finali di quella commissione, non anni luce fa, ma soli pochi mesi: ma si capisce, vale solo quando si è all’opposizione poi alla prova del Governo si piega la schiena, il capo, la coscienza. La vostra è una coscienza politica “a’ la carte”:
Il provvedimento che oggi stiamo facendo finta di esaminare è illiberale, prevede fino a 210 gg di detenzione amministrativa in attesa di identificazione o di espulsione. Procedure che non offrono garanzie adeguate, specialmente per le persone più vulnerabili come i minori straniere non accompagnati.
Siamo di fronte ad un provvedimento che presenta evidenti profili di incostituzionalità, oltre al fatto di essere caratterizzato da una forte connotazione ideologica e da finalità propagandistiche. Non lo dice solo il Partito Democratico, ma si sono espressi in questa direzione la CEI, il CSM, autorevoli Costituzionalisti, l’ASGI (L’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione).
Richiesta di maggiore sicurezza e paura sono sentimenti legittimi. Ma se possono condizionare le nostre esistenze, questa non è la ricetta giusta.
Questo decreto serve per trasferire la responsabilità e la gestione più lontano possibile dal centro: nelle mani dei comuni e dei sindaci che saranno senza strumenti per fronteggiare il numero di irregolari, con disposizioni di allontanamento attraverso il Daspo urbano, perché c’è sempre un confine più confine di un altro, tra un quartiere ed un altro, tra una città ed un’altra.

Nei primi mesi del 2016 sono arrivati 167 mila persone, nel 2017 furono 114 mila, quest’anno 22 mila arrivi. Numeri più gestibili che dovrebbe spingerci a migliorare la gestione dei flussi, delle domande di asilo e le condizioni di chi si trova già in Italia, in modo efficace e rispettoso del diritto internazionale e della dignità.
Smantellare il sistema Spar, recidere le esperienze positive di accoglienza diffusa, vuol significare che c’è una volontà premeditata di ingrossare le file dell’irregolarità. Perché il cane del populismo ha sempre fame ed in pasto possiamo dare coloro che chiedono e desiderano diventare futuri cittadini italiani.

Voglio portarvi un esempio virtuoso: quello dell’Accademia dell’integrazione di Bergamo, dove formazione, certificazione linguistica, volontariato, tirocinio e contratto di lavoro diventano strumenti di integrazione positiva. Oltre 120 mila firme di cittadini hanno firmato una petizione indirizzata al Governo, già consegnata al Premier Conte, per chiedere di non fermare l’integrazione.
Ma forse, per voi, questi cittadini sono di serie B perché non hanno cliccato sulla piattaforma Rousseau?
Il processo per invertire l’organizzazione per i cosiddetti CAS (Grandi centri di accoglienza), realizzando l’accordo con Anci, sull’accoglienza diffusa con il programma di 2,5 persone accolte per ogni 100 abitanti, è stato lungo e faticoso.
Oggi viene sollevato il velo dell’ipocrisia di coloro, mi riferisco alla Lega, che incitavano le popolazioni a contrastare l’apertura dei grandi centri prefittizzi, i CAS, occupando strade, piazze andando nelle Valli bergamasche, capitanando la ribellione dei sindaci di turno. Oggi quei sindaci si ribellino alla previsione di questo decreto che smantella il sistema Sprar per dare più spazio ai grandi centri avversati fino a prima di arrivare al Governo.
Questo decreto “insicurezza”, perché questo sarà il risultato una volta approvato, non farà altro che rendere meno sicure le nostre città e di conseguenza accrescerà il senso di insicurezza degli italiani.
Ma in fondo il vostro obiettivo è proprio questo, abbiate il coraggio di ammetterlo: seminare paura pensando unicamente a capitalizzare consenso elettorale.
La stretta che viene disposta sulla revoca della protezione internazionale e sulla sospensione della domanda di asilo non produrrà espulsioni più semplici. Avremo l’effetto opposto, quello di aumentare l’irregolarità e la marginalità. Colui al quale verrà revocata la protezione, non potendo fare ritorno al suo Paese, finirà per restare in Italia, e lo farà da irregolare, da uomo invisibile.
Abrogando di fatto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, voi colpite a morte il diritto d’asilo, che è un cardine della nostra civiltà giuridica, che racchiude secoli di progresso, protezione ed emancipazione; parole come libertà, eguaglianza, fraternità, la somma della cultura laica e di quella cattolica.

La cancellazione del permesso di soggiorno umanitario impedirà attività lavorativa, formazione, accesso al servizio sanitario nazionale; impedirà, cioè, i processi di integrazione che sono necessari e fanno la differenza tra inclusione ed esclusione, tra legalità e illegalità. Per questa ragione migliaia di sindaci, di ogni colore politico, chiedono a gran forza di fermare il decreto Salvini, perché sanno che genererà degrado e abbandono. Le stime parlano di 120.000 migranti irregolari in più nelle nostre città, che saranno ai margini ad amplificare conflitti e paure.
Corriamo il rischio domani di vivere l’emergenza sociale che il decreto avrà creato, il rischio di una vera bomba sociale. Ma forse è proprio questo l’obiettivo; non risolvere i problemi, ma alimentarli per poter poi lucrare sul fuoco del rancore.

Altrimenti non si spiega cosa vi spinge a smantellare il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), imperniato sui Comuni, sulle comunità locali, sui sindaci, sul loro attivismo, sul loro governo, sull’accoglienza diffusa e quindi meno impattante? Con l’abolizione del sistema Sprar, che voglio ricordare è stato istituito dall’articolo 32 della Legge Bossi-Fini, durante l’ultimo Governo Berlusconi, quando al Ministero dell’Interno c’era il leghista Roberto Maroni e che i 5stelle hanno sempre difeso strenuamente anche nella passata legislatura, si abbattono quegli strumenti di integrazione migliori che il nostro Paese si è dato nel tempo, strumenti che anche con fatica e difficoltà si erano diffusi tra i Comuni e le amministrazioni territoriali.
Con il sistema Sprar i migranti hanno imparato la nostra lingua e hanno acquisito nuove competenze professionali, si sono costruite reti sociali sui territori, si è fatta, in una sola parola, INTEGRAZIONE.

Si basava su un principio semplice, quello per cui è più facile integrare se i numeri ingenti sono distribuiti sul territorio, se viene favorita la fiducia tra chi accoglie e chi è accolto, se chi è accolto entra a far parte di un progetto sociale conosciuto e condiviso.

Lo Sprar ha garantito negli anni risultati positivi non solo per l’integrazione, che è fondamentale, ma anche per la sicurezza sociale e l’ordine pubblico, consentendo un controllo più capillare e riducendo il rischio di coinvolgimento in dinamiche criminali

Grazie a questo decreto-legge risulterà più semplice per i migranti uscire dalla legalità e gonfiare così il bacino di persone disperate soggette al richiamo e al ricatto della delinquenza. In questo modo il Governo perde la sfida della sicurezza, la perde per l’inefficacia delle risposte che offre, ma la perde soprattutto perché rinuncia all’unica scommessa su cui oggi ha senso investire, quella dell’integrazione.

Il decreto poi, è insufficiente per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori e dei rimpatri, tanto cari a Salvini.
In campagna elettorale molti voti sono stati conquistati con una promessa roboante, cioè quella che sarebbero stati rimpatriati in pochi mesi 500.000 immigrati irregolari. Subito dopo le elezioni sono iniziate le marce indietro: prima il sottosegretario Giorgetti, poi lo stesso ministro Salvini ci hanno detto che si sono sbagliati e che non ci vorranno alcuni mesi ma probabilmente ottant’anni. Ci saremmo aspettati che di fronte ad una realtà come questa e anche dopo un’ammissione come questa, in questo provvedimento e in generale nell’azione del Governo si facesse qualcosa di serio per accelerare e intensificare i rimpatri.

Non c’è niente di tutto ciò.

Non ci sono più fondi per i rimpatri, siano essi ritorno volontario e assistito.

Non c’è niente per gli accordi bilaterali che sono fondamentali per eseguire i rimpatri; non c’è niente che ci possa garantire che su questo fronte si faranno dei progressi.

Nel 2017 i rimpatri dall’Italia sono stati 7.045 su circa 500mila irregolari stimati nel nostro Paese. La Germania, nello stesso anno, ne ha rimpatriati 47.240. L’Italia continua a puntare sui rimpatri coattivi, ma non abbiamo i mezzi per farlo. E soprattutto, ci costerebbero fino a 4 miliardi

Minori stranieri non accompagnati
L’abolizione della protezione umanitaria – e la sua sostituzione con altre tipologie di permessi di soggiorno – e la riforma del sistema SPRAR rischiano di avere un drammatico impatto sul livello di protezione dei MINORI, in particolare quelli non accompagnati, ed interrompere in modo brusco al compimento dei 18 anni i percorsi positivi di inclusione sociale da essi intrapresi fino a quel momento.
Stiamo parlando perlopiù di adolescenti, quindi minori che stanno attraversando un periodo della vita di transizione – oltre alla transizione costituita dalla loro stessa migrazione – che richiede particolare supporto e protezione.
Voglio ricordare che la normativa vigente stabilisce chiaramente il divieto assoluto di respingimento per i minori non accompagnati e che affinché ciò sia effettivamente applicato è necessario porre termine alla disomogeneità delle prassi di accertamento dell’età, garantendo quanto previsto dalla legge in caso di fondato dubbio, ovvero che il minore sia collocato in una struttura per minori, finché la sua età non risulti accertata. La mia preoccupazione, colleghi, è che questo decreto legge possa legittimare una situazione che non corrisponde al superiore interesse dei minori (sancito dall’art. 3 della Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata dall’Italia e resa esecutiva con legge 176/91), ipotizzando la fattispecie di minori in stato simil-detentivo senza nessuna clausola di eccezione.
La garante per i diritti dell’infanzia Filomena Albano in un’audizione alla commissione affari costituzionali della camera, il 19 novembre, ha espresso molto bene le sue preoccupazioni sulle conseguenze del decreto sicurezza sui minori stranieri e ha formulato delle richieste di modifica della norma”:
• C’è il rischio che i minori stranieri e le loro famiglie possano essere detenuti nelle strutture di frontiera come gli hotspot,
• I neomaggiorenni potrebbero perdere la protezione da un giorno all’altro Non si diventa maggiorenni in un giorno, non bisogna interrompere da un giorno all’altro i percorsi d’inclusione e d’inserimento nel mondo del lavoro e nell’istruzione.
• E’ necessario che sia rilasciato un permesso di soggiorno per minore età a tutti i minorenni, appena entrano nel territorio italiano e che siano estesi ai neomaggiorenni i permessi speciali previsti dal decreto al posto della protezione umanitaria che viene abrogata.

La legge 47 a tutela dei minori stranieri non accompagnati rischia di subire gravi danni dall’approvazione di questo decreto se non verranno introdotti alcuni correttivi. Quella legge alla cui approvazione hanno concorso nella passata legislatura numerose forze politiche, è ispirata al rispetto della Convenzione ONU sull’infanzia secondo cui una persona di minore età va tutelata in quanto tale. Una tutela resa ancora più necessaria -per il cui esercizio è stato necessario redigere norme apposite – dalla maggiore vulnerabilità dei minorenni stranieri privi di adulti di rifermento nel nostro paese. Intervenendo su alcuni articoli della legge 47 il decreto Salvini rischia di sinistrare l’intero complesso normativo.

Mi rivolgo ai deputati del M5stelle, che hanno sostenuto e votato la legge 47 all’unanimità: ma con quale faccia vi girate dall’altra parte, con quale coscienza, ammesso che ancora ne abbiate una, permettete che si approvi un decreto che lascia letteralmente per strada, in balia dell’insicurezza e dell’irregolarità moltissimi minori stranieri che arrivano da SOLI nel nostro paese?
Vorrei in conclusione rivolgermi a quanti nel Movimento 5stelle, pur coscienti dell’aberrazione incarnata da questo provvedimento, hanno preferito girarsi dall’altra parte, barattando sull’altare del reddito di cittadinanza anche l’articolo 32 della Costituzione che prevede che sia tutelata la salute come diritto fondamentale dell’individuo, senza distinguere tra cittadini e stranieri. A farne le spese saranno sempre le stesse categorie sociali: i più poveri, le persone affette da disagio psico-sociale, gli emarginati e in generale quelle persone spesso già escluse dai circuiti sociali e che rischieranno di restare fuori anche da un sistema fino a oggi dato per scontato, quello sanitario.
Già nella XVI legislatura (A.S. 733) ci avete provato, senza riuscirci, tentando di introdurre l’obbligo di denuncia per gli irregolari che si rivolgono ai pronto soccorso. L’introduzione del cosiddetto DASPO sanitario, oltre a violare palesemente la Costituzione, ha già suscitato forti perplessità all’interno della classe medica ed oltre a non risolvere il problema delle aggressioni al personale sanitario rischia di configurare un’omissione di soccorso da parte del medico.
Questo provvedimento è pericoloso, insufficiente, illiberale e in più parti in contrasto con la nostra Costituzione. E’ stato portato avanti da Lega e M5s con prove di arroganza che hanno mortificato e svilito il Parlamento. Non merita affatto di chiamarsi decreto sicurezza. Noi siamo e restiamo convinti che solo con una buona gestione dei flussi e una buona integrazione si può garantire sicurezza e i diritti».

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