La necessaria risoluzione (decisa da Consip, la centrale pubblica degli acquisti) della convenzione che legava le amministrazioni pubbliche alla società “Qui! Group” – a causa delle inadempienze di questa nel pagare i buoni pasto “Qui! Ticket” – ha inevitabilmente messo in una situazione di grave difficoltà entrambe le parti coinvolte nell’utilizzo dei ticket.

Da un lato, infatti, i dipendenti di enti pubblici si trovano ad avere in mano buoni pasto che rischiano di non essere più spendibili, e questo va a ledere il loro diritto a poter usufruire del pasto attraverso tale modalità di pagamento. Molti buoni sono però già stati da loro utilizzati, per questo dall’altro lato gli esercenti hanno in cassa numerosi ticket dei quali non riescono ad incassare il corrispettivo economico: il credito vantato nei confronti della società è alto, e d’altronde la decisione della risoluzione del contratto da parte di Consip è stata motivata proprio dall’aver registrato grosse inadempienze negli ultimi mesi da parte di “Qui! Group”.

Per questo ho depositato oggi un’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ho chiesto al Mef quali azioni intenda intraprendere per fare fronte a questa situazione inedita e difficile. Al di là degli interventi emergenziali che presumibilmente potrebbero vedere la luce già nei prossimi giorni, la situazione va risolta nel suo complesso con urgenza: al circuito dei buoni pasto va restituita al più presto la necessaria fluidità, per garantire i diritti sia dei lavoratori che delle attività economiche.

Il problema ha un impatto pesante anche a Bergamo, dove coinvolgerebbe circa il 50% dei 13.400 (tolta la scuola) dipendenti pubblici bergamaschi. Le stime dicono che a Bergamo il valore complessivo dei ticket ancora da riscuotere sia di almeno 3 milioni di euro.  In provincia di Bergamo si contano 750 imprese disposte ad accettare buoni pasto (in realtà negli ultimi mesi molte hanno cominciato a rifiutarli, viste le difficoltà di riscuoterli), di cui ben 410 solo in città: 200 ristoranti, trattorie e pizzerie; 120 alimentaristi, distribuzione organizzata e grande distribuzione, 430 bar, caffè e gelaterie.

 

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