Rasentava la beffa la previsione, contenuta nel decreto Di Maio, di un contributo aggiuntivo che riguardava anche il lavoro domestico.

Un pesante aggravio che sarebbe costato ai datori di lavoro fino a 160 euro annui per i contratti di 24h di colf e badanti. Grazie al Partito Democratico la misura prevista nel decreto Di Maio è stata esclusa dai contratti a tempo determinato. L’intervento Pd ha portato il governo al ravvedimento in merito a quello che sarebbe stato un inutile accanimento per molte famiglie: è su di loro, infatti, nonostante i già pesanti carichi di cura e di risorse economiche, che la tassa sarebbe ricaduta.

In Italia sarebbero oltre 800 mila le persone impiegate in lavori di “badantato”, una cifra che comprende però quel lavoro sommerso che se riportato alla legalità e alla trasparenza permetterebbe di garantire più sicurezza alla famiglie, più tutele alle lavoratrici e più risorse per lo Stato.

Il problema è particolarmente sentito anche in provincia di Bergamo, dove secondo le ultime stime risiederebbero oltre 60 mila persone non autosufficienti, e dove sono regolarmente registrati all’Inps 10.509 rapporti di lavoro di “badantato”. Si calcola dunque che molto più grande è la dimensione del lavoro irregolare: un terzo dei rapporti di lavoro si muoverebbe nell’emerso, due terzi nel sommerso. Quattro anziani su dieci sarebbero assistiti da “badanti”, con un impegno di spesa che grava interamente sulle famiglie stimato in oltre 15mila euro annui.

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